L’intelligenza artificiale sta modificando profondamente il settore audiovisivo europeo, incidendo su tutte le fasi della filiera produttiva, dalla progettazione dei contenuti fino alla loro distribuzione e promozione. L’adozione di tali tecnologie è particolarmente elevata proprio in questo comparto che, dopo quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, rappresenta uno dei principali ambiti di diffusione dell’IA. Le sue applicazioni non riguardano esclusivamente la produzione creativa, ma investono l’intero processo industriale, comprendendo attività quali la scrittura, la pre-produzione, la post-produzione, la localizzazione linguistica, la distribuzione, l’analisi delle audience e la moderazione dei contenuti.

L’impiego dell’intelligenza artificiale consente di automatizzare numerose operazioni ripetitive, riducendo tempi e costi attraverso strumenti di trascrizione automatica, sottotitolazione, doppiaggio sintetico assistito, catalogazione dei contenuti, traduzione, controllo tecnico della qualità e realizzazione di materiali promozionali. Ciò permette anche agli operatori di dimensioni minori, come case di produzione indipendenti o editori digitali, di accedere a tecnologie prima riservate ai grandi gruppi, favorendo la competitività e la diffusione transfrontaliera delle opere europee. Inoltre, l’IA può migliorare l’accessibilità dei contenuti grazie a sistemi di ricerca semantica, sottotitoli più accurati e interfacce maggiormente inclusive per le persone con disabilità.

Accanto ai vantaggi, emergono tuttavia numerose criticità. La crescente capacità dei sistemi generativi di produrre contenuti sintetici abbassa sensibilmente i costi di produzione, incrementando l’offerta e la competizione in un mercato dominato da grandi piattaforme globali. Tale dinamica rischia di indebolire la posizione contrattuale di autori, interpreti, doppiatori, giornalisti e di tutte le professionalità coinvolte nella realizzazione delle opere audiovisive.

Particolarmente delicata risulta la questione della tutela dei diritti. L’utilizzo di opere protette per l’addestramento dei modelli di IA, la riproduzione artificiale di voci e volti, la manipolazione di interpretazioni artistiche e la generazione di contenuti che imitano lo stile di specifici autori pongono interrogativi complessi in materia di diritto d’autore, consenso, equo compenso e tutela della personalità. Nel settore audiovisivo, infatti, ogni opera rappresenta il risultato dell’apporto coordinato di molteplici figure professionali, mentre l’IA tende a rendere meno evidente la ricostruzione della paternità creativa e della catena autorizzativa.

Ulteriori problematiche riguardano la trasparenza e l’affidabilità dell’informazione. La crescente diffusione di strumenti capaci di generare immagini, video e registrazioni vocali altamente realistici aumenta il rischio di deepfake, impersonificazioni e manipolazioni dei contenuti, con possibili conseguenze particolarmente gravi quando sono coinvolti personaggi pubblici, minori o questioni di interesse collettivo. Sebbene l’AI Act introduca specifici obblighi di trasparenza per alcuni contenuti sintetici, risulta necessario affiancare tali misure a strumenti di tracciabilità, sistemi di watermarking, standard interoperabili e procedure di controllo dell’intero processo produttivo.

L’intelligenza artificiale influenza inoltre i sistemi di raccomandazione che determinano la visibilità delle opere audiovisive. Gli algoritmi non si limitano più a suggerire contenuti, ma orientano sempre più l’esperienza dell’utente attraverso percorsi personalizzati, sintesi automatiche e interfacce conversazionali. Se da un lato tali strumenti migliorano la fruizione dei cataloghi, dall’altro possono incidere sulla discoverability delle opere europee e sulla trasparenza dei criteri utilizzati per determinarne la prominenza.

Di fronte a queste trasformazioni, la disciplina europea è chiamata a trovare un equilibrio tra innovazione e tutela. La direttiva sui servizi di media audiovisivi (AVMSD), nata per favorire la libera circolazione dei servizi audiovisivi e successivamente aggiornata con la direttiva (UE) 2018/1808, rappresenta ancora oggi il principale riferimento normativo del settore. In Italia, tale disciplina è stata recepita attraverso il decreto legislativo n. 208 del 2021, che ha introdotto il Testo unico dei servizi di media audiovisivi, rafforzando la tutela dei minori, la promozione delle opere europee e il ruolo dell’AGCOM.

L’evoluzione tecnologica impone, di fatto, una rilettura della normativa alla luce del più ampio quadro regolatorio europeo, che comprende anche il Digital Services Act, il Digital Markets Act, l’European Media Freedom Act e l’AI Act. L’obiettivo non è sostituire la disciplina audiovisiva con una normativa specifica sull’intelligenza artificiale, bensì adattare le regole esistenti a un ecosistema nel quale l’IA costituisce ormai un’infrastruttura trasversale. In questa prospettiva, un’eventuale revisione dell’AVMSD dovrebbe perseguire un approccio equilibrato, evitando sia un’eccessiva deregolamentazione sia una proliferazione di nuovi obblighi che rischierebbe di sovrapporsi alla normativa già esistente.