La crescente competizione internazionale nel settore dell’intelligenza artificiale sta spostando il proprio centro di gravità verso una risorsa sempre più strategica: i dati. Se negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto su datacenter, semiconduttori, terre rare e algoritmi, oggi la disponibilità, il controllo e l’utilizzo delle informazioni rappresentano uno dei principali terreni di confronto geopolitico tra Cina, Stati Uniti ed Europa. A differenza degli altri elementi tecnologici, infatti, i dati presentano ancora una disciplina proprietaria incerta e non pienamente definita, il che rende necessario individuare strumenti capaci di garantire maggiore certezza rispetto alla loro gestione e al loro impiego nei sistemi di IA.
La Cina sembra aver assunto una posizione particolarmente significativa in questa direzione. Nel luglio 2026, a Shanghai, è stata promossa la World Artificial Intelligence Cooperation Organization (nota come “WAICO”), con la partecipazione di numerosi Paesi, proponendo una governance internazionale dell’intelligenza artificiale fondata sulla cooperazione e sul mantenimento del controllo umano. Tra i temi emersi assume particolare rilievo quello della possibile introduzione di diritti di proprietà sui dati digitali, considerati indispensabili per renderli gestibili, controllabili e tracciabili e, al tempo stesso, per favorirne una circolazione sicura ed efficiente. Tale impostazione si inserisce nel più ampio progetto cinese volto a trasformare il Paese in una vera e propria “potenza dei dati”. La strategia prevede la costruzione di dataset di elevata qualità in settori strategici, nonché la loro condivisione internazionale, a cui si è aggiunta l’introduzione di un sistema nazionale di registrazione della proprietà dei dati, finalizzato a riconoscere formalmente la titolarità delle risorse informative e a facilitarne la circolazione, la commercializzazione e l’utilizzo come veri e propri asset economici.
Parallelamente, negli Stati Uniti il controllo dei dati viene sempre più collegato al potere assunto dai grandi sviluppatori di modelli linguistici e dalle piattaforme tecnologiche. I sistemi di IA, infatti, si alimentano di enormi quantità di informazioni prodotte dall’attività umana, trasformando il dato in una risorsa essenziale non solo per l’innovazione tecnologica, ma anche per il controllo economico e sociale. La progressiva datificazione della realtà comporta così il rischio che esperienze, conoscenze e attività umane vengano trasformate in informazioni sfruttabili da pochi grandi operatori.
Il problema riguarda dunque il rapporto tra proprietà privata e bene comune. I dati costituiscono una risorsa economica dotata di valore, ma la loro natura particolare, caratterizzata dalla possibilità di essere riprodotti e riutilizzati indefinitamente, rende difficile applicare loro una concezione proprietaria tradizionale.
In questo scenario si colloca l’approccio dell’Unione europea, che ha cercato di conciliare tutela della privacy, concorrenza e circolazione delle informazioni attraverso la portabilità e l’interoperabilità dei dati. La costruzione di un mercato unico digitale mira infatti a consentire ai cittadini di recuperare e riutilizzare i propri dati, favorendone la circolazione anche attraverso intermediari e forme di altruismo dei dati. L’esigenza attuale impone, pertanto, di trasformare i cittadini da semplici utenti in soggetti attivi della governance dei dati. In questa prospettiva assume particolare importanza una nuova forma di sussidiarietà digitale, in cui cooperative, associazioni, sindacati e altri corpi intermedi possano contribuire alla gestione collettiva delle informazioni. Diventa quindi necessario diffondere una vera cultura del dato, fondata sulla consapevolezza del suo valore, sulla condivisione e sulla cooperazione. La costituzione di cooperative data commons potrebbe consentire di negoziare collettivamente con i grandi operatori tecnologici e favorire lo sviluppo di modelli di IA aperti, democratici e orientati alla produzione di beni comuni. In questa prospettiva, il governo dei dati diventa una condizione essenziale per permettere all’Europa di partecipare alla competizione globale sull’intelligenza artificiale senza subire il predominio delle piattaforme statunitensi e cinesi.
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